Viterbo 21 maggio 2005 - ore 0,20 - Senza Filtro - Viterbo: un laboratorio politico per il rilancio del progetto neocentrista
Quello che, solo poco tempo fa, costituiva uno scenario prefigurato unicamente da qualche solitaria Cassandra, sta oramai materializzandosi ed assumendo un profilo sempre più netto.
Le ripetute sconfitte subite dalla maggioranza berlusconiana stanno accelerando lo sfaldamento del sistema di potere costruito attorno al suo leader.
Viterbo e la sua provincia diventano così un laboratorio avanzato di sperimentazione del risorgente progetto neocentrista, a dispetto della chiara indicazione fornita dagli elettori che pure avevano premiato con generosità la formula politica dellUnione alle recenti elezioni.
I segni sono chiari, distinguibili ormai anche da quanti si ostinanavano a far finta di niente.
Gli ultimi inequivocabili segni
Il rappresentante della Tuscia nel governo regionale è Regino Brachetti, misuratosi lultima volta con gli elettori alle comunali 2004 di Viterbo: in quella speciale occasione il suo sforzo non fu particolarmente apprezzato.
Unico rappresentante della città di Viterbo nella giunta provinciale appena formata è Ugo Gigli, uno che con lo spirito più autentico del centrosinistra centra più o meno quanto i cavoli a merenda.
Cosa accomuna entrambi? Lessere espressione locale di un progetto di ristrutturazione del sistema politico nazionale che contempla almeno un paio di varianti applicative, legate alla eventuale reintroduzione di un sistema elettorale dai tratti più marcatamente proporzionalistici.
Le due varianti del progetto nazionale
Nella prima variante, il cui presupposto è il ritorno del sistema proporzionale, si riforma un centro immoto dalle antiche sembianze, assemblando la parte neocentrista e clerico-moderata della Margherita, lUdeur, lUdc, frattaglie ex pentapartitiche (nuovo Psi in primis), esperienze pseudopartitiche formatesi di recente con i fuoriusciti di Margherita e Forza Italia, delusi per la scarsa democrazia interna che informava questi ultimi partiti (vedi associazione I popolari, Nuova Dc et similia, i cui iscritti, aderendovi, finiranno dalla padella alla brace nel rinnovato abbraccio con i ras che dominavano i partiti di provenienza) e, da ultimo, ciò che rimane di Forza Italia dopo la batosta.
In questa ipotesi, la sinistra diventa complemento oggetto da cooptare volta a volta a seconda delle necessità.
Non esiste più la possibilità di unalternativa; la realtà consentirebbe esclusivamente unalternanza formale e nominalistica fra un centro-sinistra ed un centro-destra dalle caratteristiche sostanzialmente coincidenti.
Non più conflitto fra due o più progetti diversi di società, insomma, bensì disputa (del tutto irrilevante per i cittadini, a questo punto ritornati sudditi) fra segmenti di ceto politico collocati solo formalmente su posizioni diverse, interessati unicamente alla prospettiva della partecipazione ad un banchetto preparato da ineffabili quanto immutabili chef.
Nella seconda variante, fondata sulla persistenza del maggioritario mattarellato, pezzi di centrodestra saltano (o risaltano) il fosso e si ricollocano nei partiti centristi (soltanto pro-tempore inquadrabili nel centro-sinistra dal trattino divenuto gigantesco), per loccasione opportunamente depurati da ogni scoria ulivista.
Si prepara, insomma, il set per il remakedel film già visto con il primo governo Prodi, con qualche soluzione istituzionale pronta per il nuovo colpo di scena ed il cast già accuratamente selezionato dallabile regia.
Le prossime puntate viterbesi dello sceneggiato
La trattativa sui collegi per le politiche in qualche segreta stanza è già stata definita, in barba a qualsiasi anelito di democrazia diretta, leggi primarie, miraggio di inguaribili sognatori; accordi trasversali sui collegi sono stati probabilmente già siglati; alcuni potenziali saltatori della quaglia si sono già allineati ai nastri di partenza per consumare lennesima truffa ai danni di un elettorato sempre più esterrefatto, nellambito dei consigli elettivi degli enti locali, con lobiettivo di fornire a provincia e comuni assetti ed equilibri più congeniali con il progetto complessivo.
Qualche volta il progetto non quaglia
Il progetto è chiaro, i suoi protagonisti, pur fortissimi, non appaiono però invincibili.
Talvolta, nonostante latteggiamento di supponenza ed arroganza che ne caratterizza lagire, trovano impreviste quanto efficaci azioni di resistenza poste in essere da persone che non si rassegnano a recitare la parte di impotenti pedine su uno scacchiere approntato da altri.
A Tarquinia, alle elezioni per lUniversità Agraria, primo banco di prova post-elettorale per una perentoria quanto esemplare affermazione del progetto, la segreteria provinciale della Margherita propone, quale candidato alla presidenza del centrosinistra tutto, il volubile Renzo Rosati, dapprima iscritto a Forza Italia, poi passato allUdc nelle cui file aveva affrontato le ultime elezioni provinciali ed infine approdato alla Margherita nella speranza della meritata ricandidatura.
In molti nel centrosinistra hanno un sussulto di orgoglio e dignità. Saltano i giochi concertati nelle segrete stanze.
Rosati resta il candidato della sola lista civica neocentrista approntata per loccasione.
Questultima, però, inizia a perdere pezzi nei giorni immediatamente successivi alla presentazione delle liste.
La riprova che ci si può sottrarre alla ferrea logica dei giochi di vertice.
Cosa fare a questo punto?
Qui le possibilità grosso modo sono due.
La prima è la soluzione contemplativa: fare da spettatori.
Mentre la parte più progressista e liberal del centro laico e cattolico viene progressivamente emarginata, la sinistra è chiamata a recitare la parte di comprimaria assegnatale in un copione, quello per la realizzazione del progetto neocentrista, che ne esalta le caratteristiche di vera e propria carne da cannone necessaria ai fini del successo di questultimo (Vogliamo fare il mazzo ai Ds
è oggi il manifesto programmatico di qualche autorevole esponente della Margherita che vaticina future alleanze extrauliviste).
Non appena i fautori del progetto di cui sopra avranno terminato il proprio lavoro, forse ci sarà ancora spazio per elaborare e realizzare un progetto di lungo termine con quanti resteranno.
Idee e valori, del resto, sono duri a morire.
La seconda, quella più auspicabile, è fornire una soluzione efficace, proprio in quanto immediata ed organizzata, elaborando un controprogetto, rilanciando liniziativa politica, rendendo lesperienza di Uniti nellUlivo qualcosa di più di un semplice specchietto per le allodole.
Ed è su questo progetto che siamo disposti a lavorare sin da domani.
Associazione Con Prodi per lUlivo