Viterbo 21 maggio 2005 - ore 0,20 - Senza Filtro - Gentile Redazione,
è naturale e comprensibile che in questo momento le attenzioni di coloro che seguono il calcio locale sono catalizzate unicamente sui playout che decreteranno la salvezza o la retrocessione del Viterbo Calcio, ma vorrei ugualmente riproporre all'attenzione delle istituzioni e dei cittadini, sportivi e non, un problema che ha tenuto banco a lungo durante la stagione ma che ultimamente - forse a causa delle vicissitudini della società gialloblu - sembra sia stato accantonato: lo stadio "Enrico Rocchi".
L'ultima volta che se ne è parlato risale ad alcuni mesi fa, quando l'assessore comunale Fracassini dichiarò apertamente alla stampa locale che i lavori di ristrutturazione - da tempo annunciati - sarebbero partiti all'indomani dell'ultima gara ufficiale, allo scopo di non disturbare oltremisura la squadra impegnata a conquistare la permanenza in C2. Ebbene, a questo ultimo appuntamento manca soltanto una settimana: è il match di andata Viterbo-Tolentino di domenica 29 maggio. Vedremo veramente le ruspe alla Palazzina appena pochi giorni dopo il triplice fischio di chiusura? Oppure sarà un altro bluff, un'altra delle tante promesse sbandierate al vento in clima elettorale e magari messa da parte dietro qualche risibile scusa, come ad esempio "ormai a cosa serve lo stadio"?
Faccio notare che esiste già un progetto finanziato con importanti fondi regionali (4.500.000 euro), volto ad ampliare notevolmente l'impianto e a modernizzarlo nelle strutture e nei servizi, soppiantando finalmente uno stadio risalente agli anni '30, insicuro e inadeguato al calcio di oggi. Professionistico o meno che sia. Perché è questo che voglio porre in risalto: realizzare un impianto moderno non deve dipendere unicamente dalle sorti della locale compagine calcistica, ma uno stadio accogliente e confortevole costituisce un arricchimento fisico e morale per la città e consentirebbe una serie di proficui utilizzi anche extrasportivi, oltre ovviamente ad attirare potenziali investitori sulla società gialloblu.
Senza dimenticare - ma questo è un discorso ben più articolato e su cui adesso non ci si può soffermare - che con uno stadio "bomboniera" all'inglese si potrebbero avviare tentativi di abbattimento delle recinzioni come già stanno facendo Piacenza e Udine, come è già stato fatto a Montecchio veneto (serie D) e come si farà nella massima serie di rugby. Ma prima urge disporre di una struttura nuova, sicura e ben gestita.
Quindi, la domanda ritorna spontanea: Viterbo - anche se la squadra finisse nei dilettanti - avrà uno stadio ristrutturato in tempi brevi (cioè entro il 2005) e degno di una città capoluogo di provincia, come d'altronde finora è stato sempre assicurato da sindaco e assessore? Ci sono giugno, luglio e agosto per poter realizzare qualcosa di concreto, con le tecniche di oggi in tre mesi uno stadio si tira su tranquillamente. Qualcuno ci illumini.
Augurando al Viterbo Calcio la salvezza e ai tifosi meno sofferenze future, ringrazio per l'attenzione e saluto cordialmente.
Francesco Mecucci