Viterbo 20 maggio 2005 - ore 1,20 -Senza Filtro -"Non vorrei apparire come un cavernicolo, uno che non ha ancora capito qual è il nuovo corso di AN e del suo giornale, ma non condivido nulla di quanto ha scritto Filippo Rossi sul "Secolo d'Italia" del 18 maggio a proposito di Vasco Rossi. Mi riconosco pienamente, invece, nelle mirabili parole che, sull'argomento, Marcello Veneziani ha lucidamente vergato su "Libero" il giorno dopo". Lo scrive il senatore Michele Bonatesta, componente della direzione nazionale di AN e membro della commissione di Vigilanza sulla Rai, in una lettera al direttore del "Secolo d'Italia", Flavia Perina.
"Ho visto che lei -prosegue Bonatesta- dice che non si può ridurre Vasco Rossi alle tematiche sulla droga e alla maglietta da lui indossata sul palco di non pochi concerti, in cui si inneggiava alla legalizzazione della cannabis. Sono d'accordo. Anche se, francamente, basterebbe, ad una destra che non si vergogni di essere tale, per prendere le distanze da Vasco Rossi e da ciò che egli rappresenta. Ma ha ragione: il Blasco -sottolinea il senatore- è molto di più. Il Blasco è d'annunziano, è decadente, è la personificazione, l'incarnazione stessa del pensiero anarcoide, individualista, libertario, sessantottardo. Il Blasco è un radicale, anzi un radical-progressista. Infatti il suo voto, a quanto è dato sapere, oscilla tra Pannella e la sinistra. Il Blasco, insomma, esprime e veicola un modo di pensare intrinsecamente e profondamente relativista e nichilista. L'opposto -sostiene l'esponente di AN- di quello che dovrebbe essere il modo di pensare della destra: ancorato alla tradizione e alla dimensione comunitaria, ai valori forti, oggettivi, perenni e immutabili, al diritto naturale".
"Per questo Vasco Rossi -scrive ancora Bonatesta- è tutt'altro che un esempio di trasgressione e di anticonformismo. Le sue idee sono l'emblema del conformismo, del politicamente corretto, della vulgata dominante, della cultura imperante, della dittatura vigente. Essere trasgressivi e anticonformisti, andare controcorrente, uscire fuori dal coro, non mettere il cervello all'ammasso del pensiero unico, oggi significa solo una cosa: difendere i valori tradizionali, familiari, cristiani".
"Ma torniamo -sono ancora parole del senatore- al tema droga, che è illuminante. Come può un partito come AN, come può la destra politica -si chiede- presentare in Parlamento, a firma del suo leader, un disegno di legge come quello antidroga e antispaccio, facendone giustamente un cavallo di battaglia, una rivendicazione di identità, e poi esaltare il Vasco-pensiero, che rappresenta l'antitesi e la negazione dei valori espressi in quel ddl? Con quale faccia, con quale coerenza, con quale credibilità?"
"E dico questo -puntualizza l'esponente di AN- proprio perché conosco le parole delle canzoni di Vasco Rossi. Quello che egli rappresenta per tanti giovani. Evidentemente è qualcun altro a non conoscere le parole che il Blasco sottoscrisse nel manifesto contro la legge Fini. Farebbe bene ad andarsele a leggere. Il Blasco -conclude Bonatesta- non è uno di noi. Semmai, uno di voi".