Viterbo 20 maggio 2005 - ore 1,20 -Senza Filtro -Caro direttore,
non voglio rubarti troppo spazio e tempo, ma ti segnalo che ieri è stato diffuso il manifesto per il sì ai referendum sulla legge in materia di procreazione medicalmente assistita, sottoscritto da 100 scienziati italiani. Il nome di Dulbecco non c'è. Come mai?
Ma, più in generale, ti chiedo: tra il diritto alla vita del figlio concepito e il diritto (inesistente) alla procreazione dell'adulto, chi deve prevalere? Tra il diritto alla vita del figlio concepito e il diritto (inesistente) alla libertà di ricerca scientifica senza limiti, chi deve prevalere? E la libertà di ricerca scientifica deve essere senza limiti? O il suo limite deve essere il diritto alla vita del figlio concepito? E' giusto che l'uomo si produca, si fabbrichi in laboratorio? La procreazione umana può essere trasformata in industria manifatturiera? I figli si possono ordinare "a la carte"?
La legge 40 stabilisce che per avere un figlio non se ne possono uccidere altri, non si possono ammazzare i suoi fratelli. Sancisce che per entrare in possesso di un erede sano non si possono buttare i suoi fratelli malati nel water, cioè che non esiste il diritto "al" figlio "perfetto", ma il diritto "del" figlio a non essere ucciso, anche se "imperfetto", perché non solo chi è sano è degno di vivere.
La normativa dice che nell'ipotesi remota di poter curare un essere umano un po' più grande, non se può uccidere un altro un po' più piccolo, non lo si può trasformare in cavia, non si può praticare la vivisezione sull'uomo.
Afferma insomma che nel campo della procreazione medicalmente assistita, soprattutto in questo campo, il liberismo selvaggio, il darwinismo sociale, la logica nazista di Hitler e del dott. Mengele non possono avere diritto di cittadinanza. Come si fa a non condividere questa legge?
Sono queste le domande a cui devono rispondere i fautori del sì. Finora non lo hanno fatto.
Michele Bonatesta
Senatore di An
Caro Bonatesta,
io credo che un embrione non sia un "figlio". Semplicemente. E non sia una persona. Ma la possibiltà di dare vita a un essere umano. Una volta la chiesa diceva che era uomo chi nasce da una donna. Che nasce appunto.
Insomma mi pare un gioco di parole quello di chiamare un embrione, "bambino". Un embrione non è un essere umano un po' più piccolo. E' un inizio di un processo che porta all'uomo.
Una domanda: perché non avete il coraggio di dire che volete abolire la 194? Se è vero quello che dici, dovete avere il coraggio di cancellare la legge sull'aborto.
Carlo Galeotti