Viterbo 19 maggio 2005 - ore 0,20 - Senza Filtro - Il caso del traffico illecito di rifiuti tossici rappresenta un banco di prova importante per le gli enti locali e per la nuova Amministrazione provinciale che dovranno dare prova di avere i mezzi e soprattutto la convinzione necessari per un cambio di rotta radicale nelle politiche ambientali.
Infatti, mentre la magistratura è impegnata nell'opera difficile e delicata di indagine sui fatti accertati, altre situazioni rimangono da verificare, casi denunciati più volte da importanti associazioni ambientaliste e da comitati di cittadini e che attendono di essere valutati con attenzione. Innanzitutto occorre fare una precisazione.
In riferimento alla presenza di fenomeni inquietanti nella Tuscia i tecnici dell'Amministrazione provinciale ammettevano già nel 2002 la "delicatezza" del settore dei recuperi ambientali, ovvero del risanamento delle cave dimesse di cui è ricco il viterbese attraverso l'uso di rifiuti, "il cui stretto controllo, soprattutto nel caso di provenienza del rifiuto da altra regione, è necessario per contrastare efficacemente possibili condotte illecite da parte della ecomafia" (Rapporto sullo stato del'ambiente 2003 Amm.ne prov. Di Viterbo.
Il fenomeno non era assolutamente da trascurare, considerando che nella provincia di Viterbo il 17% delle imprese che effettua attività di recupero ambientale gestiva il 65% del totale dei rifiuti oggetto di procedura semplificata (ceramiche, inerti, metalli, carta: quelle tipologie che "nascondevano" lo smaltimento dei rifiuti tossici) e che il loro numero è stranamente era bruscamente aumentato nel 2002 del 600%.
Sempre nello stesso rapporto sono state rilevate false certificazioni per lo smaltimento di rifiuti tossici e per illeciti amministrativi e penali negli impianti suddetti (ben 24 denunce su 43 ispezioni nel 2002).
Nonostante quanto dichiarato dall'assessore uscente Battistoni, questi dati dimostrano che a fronte di informative interne non tranquillizzanti, la componente "politica" dell'amministrazione provinciale e dell'Assessorato all'Ambiente non ha predisposto quanto era necessario e le richieste di autorizzazioni per procedure semplificate nello smaltimento dei rifiuti non sono state sospese, con un opportuno provvedimento di autotutela.
Una grave responsabilità non solo politica.
I Verdi per la Pace di Viterbo avanzeranno formalmente la richiesta di realizzare al più presto quanto previsto nel programma adottato dal Presidente Mazzoli e dall'Unione ovvero dovrà essere istituito un Osservatorio sulle attività illegali ambientali e connesse con il ciclo dei rifiuti e sulle ecomafie, che sostenga e verifichi, tra le altre cose, l'operato
delle amministrazioni locali.
Al contempo chiederemo la convocazione di un consiglio provinciale straordinario aperto sul tema per la individuazione di un programma straordinario che ponga al primo punto la verifica delle condizioni ambientali (acque e terreni) circostanti le cave oggetto di provvedimenti giudiziari e delle altre situazioni sospette, come nel caso delle cave di Tessennano, Bagnoregio e di Vejano.
Federazione Provinciale di Viterbo
Verdi per la pace