Viterbo 18 maggio 2005 - ore 0,10 - "Vengo da una cultura politica che ha una lunga tradizione etica a difesa della vita. Non si può essere tacciati, per questo, di oscurantismo o di integralismo, - afferma Rodolfo Gigli - così come non credo che quanti opteranno per il sì, siano da considerare dei modernizzatori.
Non è una questione di libertà di coscienza, né una scelta di tipo laico, o di obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche. Si tratta più semplicemente di decidere tra due vie di pensiero che attraversano la nostra società: il relativismo, l'indifferenza etica, oppure la volontà di lasciare in essere dei principi morali, dei valori di riferimento.
Se non c'è uno spartiacque normativo fra il bene ed il male, - conclude Gigli - in materie delicate come la manipolazione sugli embrioni e la ricerca sul genoma umano, si rischia che tutto diventi lecito".