Viterbo 18 maggio 2005 - ore 0,10 - La costruzione di una nuova casa dei moderati sembra ormai lobiettivo comune di tutta la classe dirigente del centrodestra viterbese.
Presa nel mezzo di una morsa che vede dallalto il crollo dellattuale modello organizzativo (o meglio disorganizzato) voluto da Berlusconi e dal basso dallesigenza di dare una risposta efficiente alle tante richieste che quotidianamente vengono dai cittadini. Da tutto ciò emerge una sconcertante confusione in cui sembra essere caduta una moltitudine di esperti politici e amministratori incapace di trovare soluzioni credibili rispetto alle difficoltà attuali.
Roma, anche in questo caso non aiuta, ormai nella nave che affonda non si contano più gli ordini contraddittori di uno staff di comando indeciso a tutto. Si va tutti uniti sul partito unico (tranne Udc e Lega); si va tutti uniti contro i referendum (tranne Fini e larghe fette di FI); si va tutti uniti verso il proporzionale (tranne An). E il rimpasto del Berlusconi bis non sembra aver prodotto alcun giovamento.
La scelta fatale, nel momento di massimo consenso, di non aver voluto radicare i partiti sul territorio, ha finito per avere effetti disastrosi su tutta la coalizione. Non a caso il desolante risultato attuale delle regionali (12 a 2 per il centrosinistra), è peggiore di quello dellUnione che durante la propria crisi era riuscita a contenere la sconfitta (8 a 7 per il centrodestra) grazie alla tenuta dei suoi amministratori locali.
Ma ora cosa faranno?
Ognuno sembra avere in anche in questo caso una propria cura
Si va dal più esperto di tutti limmarscescibile on. Rodolfo Gigli, detto Nando, che in mezzo alla buriana in cui si trova, per primo ha compreso laria che tira, grazie alla sua esperienza e al posto di comando che occupa. Il deputato, consigliere regionale e consigliere comunale ha ben compreso come ormai Forza Italia è al capolinea. Ma rimane dubbioso sui nuovi approdi verso i quali navigare.
Il partito unico non lo attira, poco entusiasta comè di finire in un unico calderone con i nemici storici di sempre
Tanto meno lo attira lidea di cinque anni di opposizione lontano da ogni forma di gestione politico-amministrativa. Ma oggi la scelta di aderire al centrosinistra è resa difficoltosa da una storia particolarmente ingombrante da un lato e dalla caratura di un personaggio che rischia di mandare in frantumi tutti gli ingranaggi dellUnione.
E allora si è posto in paziente e sorniona attesa degli eventi, con locchio rivolto ai prossimi appuntamenti elettorali, comune capoluogo compreso.
Può sembrare paradossale ma la traiettoria Nando Gigli è tanto più complessa proprio per l'importanza del personaggio. Come dire che è inimmaginabile che un Nando Gigli trasmigri con ruoli subalterni. Insomma un leader ha più difficoltà a ricollocarsi: E di Gigli si può dire tutto meno che non sia un leader.
Ci sono poi fra gli azzurri le aspirazioni di Giulio Marini. Il bandolero stanco vede ormai come un miraggio la sua elezione a deputato nel Vt2 e cerca nel ricorso al Tar una soluzione ideale alle proprie ambizioni per una ricandidatura alla presidenza della Provincia, che riporterebbe in auge il suo periodo doro.
Tutto ciò, chiaramente, Francesco Battistoni permettendo. Il ragazzo per nulla disponibile a fare un passo indietro ambisce ancora a un ruolo di prestigio, forte dellappoggio del coordinatore regionale di FI Antonio Tajani.
Il ricorso al Tar è una sua idea, e per questo chiede una seconda occasione, una rivincita del primo verdetto consapevole che il contrario sarebbe la sua fine politica.
Poi ci sono gli eterni indecisi: Gianmaria Santucci e Paolo Equitani. I due meditano come al solito sul da farsi. Continuare la battaglia, finora sempre persa, allinterno di Forza Italia? o cercare nuovi lidi più disponibili ad accogliere idee e consensi per ora mai bene accolti nel movimento azzurro?
Senza contare i tanti Zucchi, Muroni, Arena, Gasbarri etc etc speranzosi di una caduta del sindaco Gabbianelli per potersi proporre per nuovi prestigiosi e gravosi incarichi
Ma dentro Alleanza Nazionale le cose non sembrano andar meglio. Il burbero senatore sa di aver probabilmente chiuso la sua esperienza parlamentare allinterno del parlamento. Lo scioglimento a livello nazionale della componente di Destra Sociale, che lo vedeva protagonista, ha segnato un brutto colpo per le sue aspirazioni di riconferma. Per questo, in cuor suo, già si vede pronto alla discesa in campo alle comunali con il ruolo di nuovo sindaco della città.
Del resto il buon risultato dei suoi candidati provinciali in città gli concede almeno il beneficio del dubbio
Cè poi il Marcellino nazionale. Lon. Meroi che punta invece a una riconferma parlamentare forte, della sua antica amicizia con lex ministro Maurizio Gasparri, della sua equidistanza da tutti i big locali, della capacità di rapporto un po con tutti i leader nazionali.
E il sindaco Gabbianelli? E già perché purtroppo per lui il lungo treno elettorale non ammette coincidenze, la sua scadenza naturale è il giugno 2009. Prima delle prossime elezioni regionali, in coincidenza delle elezioni europee (per questo i suoi frequenti viaggi continentali?). Ma dopo le difficili politiche del 2006. Dove, se vuole farsi strada, ci sarà da scalzare almeno uno degli attuali proprietari dello scranno parlamentare. Gabbianelli, però, così facendo, è consapevole di mettere fine anzitempo alla legislatura del comune capoluogo. E poi, visto come vanno le cose del mondo, di collegi sicuri non ce ne sono più. Specialmente se pezzi di Forza Italia decidono di andarsene.
E il sempreverde Rotelli? Per lui è pronta la poltrona da primo cittadino, da sempre ambita, ma che ogni giorno appare complicata dalle tantissime aspirazioni che intorno sembrano crescere.
Il quadro della CDL si completa con lUdc. Ormai certa la dipartita definitiva dellex consigliere regionale Franco Simeone, definitivamente trasferitosi in veneto con il beneplacito dellamico Follini, si cerca la nuova leadership che dovrà guidare gli ex democristiani nei marosi della crisi.
Sandrino Aquilani, sindaco di Vetralla, ha assunto su di sè lo scettro del comando indebolito però dalla vicinanza dei notabili romani del partito che finiscono per inficiare ogni tentativo di unità. Cutrufo, Buttiglione, Baccini, Casini, Follini troppi big a disposizione per non trovare un capocorrente sempre pronto ad intromettersi nelle vicende viterbesi.
Un centrodestra in difficoltà quindi, prigioniero della incapacità di darsi regole sicure, di individuare un programma comune e soprattutto dei criteri di scelta per una classe dirigente che vedrà e di molto ridursi gli spazi a disposizione.