Viterbo 15 maggio 2005 - ore 0,10 - Senza Filtro - E' stato pubblicato nei giorni scorsi il libro: CAPPELLI Silvio, Pier Paolo Pasolini: dalla Torre di Chia all'Università di Viterbo, Manziana, Vecchiarelli editore, 2005. Dimensioni 15 x 21 cm, 50 pp.
Il libro verrà presentato ufficialmente il 6 giugno prossimo, alle ore 17, presso il Castello Orsini di Soriano nel Cimino, alla presenza del Sindaco Domenico Tarantino, del magnifico Rettore Marco Mancini, dell'autore, e delle autorità. In questa occasione verrà anche proiettato, tra l'altro, grazie alla gentile concessione di Rai Teche, anche il cortometraggio "La forma della città di Orte" elaborato da Pasolini nel 1973.
Questa pubblicazione nasce in occasione del trentesimo anniversario della morte dello scrittore, regista e poeta, Pier Paolo Pasolini, per ricordare la passione da lui profusa nella valorizzazione della cultura e del territorio viterbese, dove lui ha abitato per circa cinque anni, quando la Befana consumista non era ancora passata, riconoscendogli di essere stato, tra gli altri, uno dei promoter importanti per il riconoscimento statale della Libera Università della Tuscia.
Un articolo, in merito, Storie intrecciate: Pier Paolo Pasolini, Chia, Gilberto Pietrella e l'Università degli studi di Viterbo è già stato pubblicato nel numero 8, anno III 2002 maggio - agosto, della rivista quadrimestrale Culture del testo e del documento edita da Vecchiarelli in Manziana e diretta da Valerio Fusi, insieme a Attilio Mauro Caproni, Piero Innocenti, Giovanni Solimine e Caterina Tristano.
Mi è sembrato utile, visto che ce n'era la possibilità, ampliare quanto già stampato tre anni fa, ottenendo altre interessanti informazioni riguardanti Pasolini abitante del borgo di Chia, il suo impegno per portare l'Università a Viterbo e i suoi film girati nel viterbese.
Il rischio dell'abbandono della memoria, anche della dimenticanza dei sentimenti e degli affetti, mi hanno dato un ulteriore stimolo a ricercare notizie, risalenti a fatti avvenuti negli anni Settanta, che rischiavano di cadere nell'oblio.
Da moltissimo tempo la provincia di Viterbo è frequentata da registi e scenografi che la immortalano nei loro film. Molto è dovuto, oltre alla vicinanza con Roma, anche alla bellezza e alla conservazione dell'ambiente che soddisfa le diverse esigenze scenografiche.
Diverse persone anziane, infatti, mi hanno raccontato di alcune riprese, effettuate tra Porta Romana e Santa Maria delle Fortezze a Viterbo, per realizzare il film Un pilota ritorna, secondo film della trilogia della guerra fascista, uscito nelle sale nel 1942, diretto da Roberto Rossellini e interpretato da Massimo Girotti.
Altre, invece, ricordano di alcune scene girate a Chia per la realizzazione del film Spartaco - Il gladiatore della Tracia terminato nel 1953 dal regista Riccardo Freda. Lo stesso anno d'uscita del più famoso film I vitelloni, interpretato da Interlenghi, Sordi e Fabrizi, e girato anch'esso a Viterbo.
Pier Paolo Pasolini, nella fattispecie, per girare la scena del Battesimo di Gesù del suo film Il Vangelo secondo Matteo, nei primi mesi del 1964, dopo aver vagliato diverse situazioni, sceglie ancora Chia.
E anche L'Armata Brancaleone di Mario Monicelli, uscita nelle sale nel 1965, si materializzò, tra l'altro, sempre a Chia, nei boschi di querce e sulla rupe di Colle Casale, tra il Fosso Casalone e il Fosso Castello.
In questo stesso periodo degli anni Sessanta Pier Paolo Pasolini, l'attore Franco Interlenghi e lo scenografo Piero Gherardi erano spesso a Viterbo, come ben ricorda Pietro Fanelli direttore del cinema teatro Genio, per assistere a qualche film o per visionare il loro "girato" senza sonoro.
Personalmente ho conosciuto Pier Paolo Pasolini, in un giorno, non ricordo bene, compreso tra il 25 maggio e il 1 giugno 1975, nella sala parrocchiale adibita a cinema teatro della SS. Trinità a Viterbo, in via San Giovanni Decollato, quella che poi diventerà Aula Magna "Gregor Mendel" dell'Università degli studi della Tuscia.
Fu in occasione del concorso fotografico internazionale, organizzato dalla Libera Università della Tuscia nei locali dei Padri Agostiniani, avente per tema Le risorse storico-archeologiche della civiltà Etrusca e Medioevale. Io, neanche ventenne, facevo servizio di controllo alla mostra. Pasolini faceva parte della giuria insieme alla scrittrice Dacia Maraini, al pittore Ennio Calabria, alloperatore cinematografico Tonino Delli Colli, allo scenografo Dante Ferretti, al soprintendente alle Belle Arti per lEtruria Meridionale Mario Moretti e al docente di Storia dellArte Italo Faldi.
Erano questi gli ultimi giorni di vita di Pasolini che, circa cinque mesi dopo, nella notte del 2 novembre a Ostia, morirà assassinato in circostanze poco chiare.
A Chia, dove quel giorno aveva preannunciato il suo arrivo, lo aspettarono invano.
Significative, per sottolineare l'importanza di Pier Paolo Pasolini, le parole dette dal suo amico scrittore Alberto Moravia durante i suoi funerali: "Abbiamo perso prima di tutto un poeta. Di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo, e quando sarà finito questo secolo Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeti. Il poeta dovrebbe esse sacro!"
Silvio Cappelli
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- Il Profferlo, Via della Cava
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