Viterbo 15 maggio 2005 - ore 0,10 - "Un'interpretazione di questa norma in base alla quale un gruppo di cittadini, che urla al passaggio di un rappresentante del Governo "non gradito", è identificato dai carabinieri e denunciato per manifestazione sediziosa mi sembra assolutamente incredibile in un paese dove, per fortuna, esiste la libertà di parola, di manifestazione di opinioni", il ministro Giovanardi così risponde a una interrogazione di Meroi (An) sulla vicenda di una decina di militanti di Azione Giovani che avevano protestato a Canino contro l'ambasciatrice cubana.
Sette esponenti di Azione giovani erano stati identificati e denunciati dalle forze dell'ordine per adunata sediziosa. E sono sottoposti al giudizio della magistratura che è ancora in fieri. I membri di Azione giovani avevano in particolare mostrato un cartello con la scritta "Cuba libera dal comunismo" e avevano inveito contro l'ambasciatrice.
Meroi ha, in particolare, obiettato che troppo spesso le forze dell'ordine hanno due pesi e due misure per quanto riguarda le diverse manifestazioni.
La risposta di Giovanardi è andata molto al di là dell'obiezione di Meroi, spiegando che nei casi simili a quello di Canino, è assurdo parlare di adunata sediziosa e che in Italia c'è libertà di espressione pacifica delle proprie idee. Insomma un viatico per i giovani di Azione Giovani che dovranno comunque subire un processo in piena regola.
Manifestazione organizzata da Azione giovani dinanzi alla sede del comune di Canino - n. 3-04496)
PRESIDENTE. L'onorevole Meroi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-04496 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 6).
MARCELLO MEROI. Signor Presidente, signor ministro, questa mattina, presso il tribunale di Viterbo, è iniziato, ma è stato subito interrotto per mancanza dell'autorità denunciante, un processo nei confronti di alcuni esponenti di Azione giovani. I sette rinviati a giudizio sono accusati di avere (leggo testualmente dall'atto giudiziario) "fatto parte di una radunata sediziosa con la presenza di altre dieci persone, svoltasi dinanzi la sede comunale di Canino, estraendo manifesti riportanti la dicitura "Cuba libera dal comunismo" e pronunciando, con l'uso di megafoni, all'indirizzo dell'ambasciatrice cubana", slogan di critica politica.
Ovviamente, non voglio invadere la sfera di assoluta autonomia della magistratura, la quale valuterà con attenzione i fatti. Ciò che ci preoccupa è la diversa valutazione che, in questi anni, in occasione di altre manifestazioni che hanno dato vita, nelle piazze d'Italia, a scontri con la polizia e a danneggiamenti, ha portato al semplice fermo di militanti.
Le chiediamo quindi se, ferme restando le competenze dell'autorità giudiziaria, il ministro competente non ritenga di dover impartire alle Forze dell'ordine precise direttive al fine di attenersi ad un comportamento univoco su tutto il territorio nazionale.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di rispondere.
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, onorevole Meroi, il ministro dell'interno, da tempo, ha impartito alle autorità provinciali di pubblica sicurezza direttive affinché, in occasione di manifestazioni, il comportamento delle Forze di polizia sia improntato a fermezza nei confronti di eventuali illegalità e, al tempo stesso, al massimo equilibrio, limitando gli interventi ai soli casi di effettiva necessità, anche per evitare di innescare più gravi tensioni o di coinvolgere i manifestanti pacifici.
La valutazione dell'ordine pubblico, infatti, è una valutazione complessa, che deve tener conto di diversi fattori, fra i quali i possibili effetti pregiudizievoli degli interventi effettuati. Il comportamento delle Forze dell'ordine, quindi, è quello di garantire pienamente l'esercizio del diritto di ogni gruppo di organizzare iniziative volte a sostenere le proprie tesi, purché il tutto avvenga nel rispetto del dettato costituzionale e dell'ordinamento vigente.
Queste sono le direttive che sono state impartite, ma mi lasci esprimere tutta la mia perplessità, ma non sulle vicende giudiziarie, in cui non voglio e non posso entrare.
E' vero che, in Italia, per svolgere una manifestazione pubblica occorre preavvertire le autorità (stabilito che, delle riunioni in luogo pubblico, deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle solo per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica), ma un'interpretazione di questa norma in base alla quale un gruppo di cittadini, che urla al passaggio di un rappresentante del Governo "non gradito", è identificato dai carabinieri e denunciato per manifestazione sediziosa mi sembra assolutamente incredibile in un paese dove, per fortuna, esiste la libertà di parola, di manifestazione di opinioni.
Nel caso di specie (stiamo parlando della visita dell'ambasciatore cubano), tra il comportamento di un gruppo di cittadini che, al passaggio dell'ambasciatore, urla frasi di protesta contro un regime liberticida, ed una manifestazione sediziosa credo vi sia una bella differenza. Peraltro, la televisione, ma non solo, ci ha abituato ad assistere a ben altre manifestazioni sediziose e violente e, molte volte, le interpretazioni di questa violenza sono state fin troppo benevole, anche quando non si esercitava un diritto di critica, ma si passava alle vie di fatto anche con la violenza.
Dunque, l'interpretazione del ministero va nel senso del rispetto assoluto delle manifestazioni di dissenso e di pensiero, anche di protesta, purché non si ricorra alla violenza. Bisognerebbe che, sempre ed ovunque, chi preposto a seguire queste direttive lo facesse con un minimo di buonsenso, sapendo distinguere (parlo in generale, naturalmente) le manifestazioni sediziose da quelle che vedono protagonista qualche cittadino che, davanti a Montecitorio, a palazzo Madama o a palazzo Chigi, alza la voce se passa qualcuno che non gli gradito. Non credo che per questo debba essere denunciato né subire un processo. Non penso altresì che la sua protesta possa essere definita una manifestazione di tipo sedizioso.
PRESIDENTE. L'onorevole Meroi ha facoltà di replicare.
MARCELLO MEROI. Signor ministro, la ringrazio doppiamente, perché, essendo assolutamente soddisfatto della sua risposta e della sua valutazione del problema, mi toglie la possibilità di replicare. Mi permetta di svolgere soltanto una considerazione.
Valutazioni di questo tipo, che, come ha giustamente detto, dovrebbero considerare sia la fermezza sia l'equilibrio delle Forze dell'ordine e di chi le gestisce, dovrebbero portare ad una tranquilla manifestazione delle proprie idee da parte dei cittadini e, soprattutto, di alcuni giovani (nel caso di Viterbo, trattasi anche di rappresentanti istituzionali conosciuti e, comunque, stimati per la loro attività politica).
Interpretazioni di questo tipo portano forse alcuni ragazzi a manifestare, magari indossando un casco o utilizzando un fazzoletto per nascondersi, e a ritenere che in questo paese, proprio per contrastare il potere politico nel quale non ci si riconosce, si debbano utilizzare altri metodi, che non vogliamo vedere e che speriamo vengano cancellati. Tali metodi non devono far parte della nostra democrazia!
Signor ministro, la sua valutazione mi fa pensare che, rispetto a determinate gestioni delle autorità di pubblica sicurezza, il ministero dovrebbe fare delle valutazioni di carattere disciplinare che diano tranquillità e sicurezza a tutti i cittadini che liberamente e in maniera pacifica intendono manifestare le proprie opinioni.