Viterbo 30 luglio 2005 ore 0,10 Senza Filtro - Due interpreti deccezione, Edoardo Siravo e Vanessa Gravina, per scoprire un Plauto dolce, che non aggredisce con risate da osteria, ma conduce lo spettatore verso un'allegra e invitante presenza, per soffiargli nell'orecchio parole leggere che tengono nascosto il segreto della felicità.
E quanto racconta Rudens commedia plautina di grande presa in scena lunedì, 1 agosto, al Teatro romano di Ferento. In un curioso prologo, la stella Arturo preannuncia il naufragio di un cattivo soggetto, il lenone Labrace, che porta con sé, indebitamente, una fanciulla di liberi natali. Il Caso vuole che la tempesta scarichi i naufraghi su una spiaggia sulla quale si trovano sia il padre della fanciulla rapita sia il suo innamorato. Tutto si accomoda con danno del malvagio...
Che in Italia ora esista un teatro analogo a quello in cui affondava le sue prepotenti radici il lavoro di Plauto è cosa da mettere senza esitazione in dubbio. Così Pasolini chiosava la sua traduzione del plautino Vantone concludendo: Beh, qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dare luogo ad uno scambio intenso, ammiccante e dialogante, fra testo e pubblico, mi pare di poterlo individuareforse soltanto nellavanspettacolo.
E quanto dice il regista Walter Manfrè. Illuminante ci è sembrata questa intuizione e spesso ad essa ci siamo rifatti nei nostri pochi allestimenti di commedie latine. Così sarà per questa Rudens. Testo come è stato giustamente rilevato moraleggiante e lirico che non intenderemo certo profanare quando lo rivestiremo della fisiologica volgarità del comico, della spalla, della soubrette.
Al contrario, quando questo avverrà, sarà per riportarlo alla sua natura sanguignamente plebea che è la connotazione unica attraverso la quale la commedia classica può essere oggi riconosciuta ed accettata dal nostro pubblico. Non è una lettura noiosamente filologica, quindi, poco adatta al pubblico dei nostri siti classici del giro estivo. Né una trasposizione profanatoria che la staccherebbe dalle sue comunque nobili radici letterarie. Nella speranza che il prodotto finale abbia smalto e poesia.