Viterbo 29 luglio 2005 ore 0,10 Un Adriano da brivido. Un classico che ormai Albertazzi non interpreta più ma vive come fosse una parte di se stesso. Il grande mattatore ha regalato, ieri sera, al pubblico del teatro di Ferento uno spettacolo unico e irripetibile.
Una recitazione invisibile, scarna, asciutta. Perfino letà del vecchio attore, i suoi difetti dovuti agli anni che passano, sono sembrati una parte della confessione dellimperatore Adriano.
La cifra della serata è stata da un lato la misura della recitazione, dallaltro lautenticità delle parole di un imperatore che si trova, come ogni essere umano, di fronte alla morte a fare un bilancio di una vita che gli appare solo un abbozzo. Niente di eccezionale. Con forse un solo episodio da non dimenticare lamore per un giovane pastorello mediorientale che per amore, appunto, si suicida.
Insomma, nella migliore tradizione dei pensatori dellantica Roma, Adriano/Albertazzi dà uno spaccato dellanimo di un uomo alla fine di una vita solo apparentemente straordinaria. Di un uomo che ha persino pensato in un periodo della propria vita desser un dio.
Veramente struggente, questo spettacolo, incorniciato in una scenografia elegante e assolutamente essenziale. Con i lunghi tratti del monologo intramezzati dalle languide musiche di Evelina Meghnagi ed un voce sublime.
Perfino lapplauso finale del pubblico è sembrato misurato, quasi per non rompere latmosfera creata da Albertazzi.
Insomma, uno spettacolo che non poteva essere perso.