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Viterbo - Sessantenne disperato per lennesimo rinvio della causa di lavoro
Tenta di impiccarsi nel palazzo di Giustizia
Viterbo 21 luglio 2005 ore 9 Un sessantenne, disoccupato, esasperato per le lungaggini in tribunale, che doveva decidere per una causa di lavoro, tenta di uccidersi.
Si voleva impiccare nel nuovo palazzo di Giustizia a Viterbo, ma per fortuna è stato fermato in tempo.
Antonio Ricchiuto, ex ceramista di Civitacastellana tre anni fa venne licenziato dallo stabilimento di manufatti igienico-santari Hidra di Civitacastellana, perché dopo una visita medica fu riconosciuto inabile al lavoro.
Ieri mattina, poco oltre le 11, dopo aver udito che il processo sarebbe stato di nuovo rinviato al 5 ottobre prossimo, ha perduto la testa ed ha legato una corda alla ringhiera delle scale del piano terra del palazzo di Giustizia, ha scavalcato la ringhiera stessa ed ha infilato il cappio in testa, pronto a saltare nel vuoto.
Del fatto se ne sono accorti un finanziere e un operaio, Giovanni Pollini, che prontamente sono intervenuti, lo hanno afferrato prima che si lanciasse nel vuoto e lo hanno salvato.
Luomo è stato soccorso dal 118 e dal Cim, che sono riusciti a calmarlo.
Sono intervenuti anche il sostituto procuratore della Repubblica, Stefano DArma ed i carabinieri. Con il Ricchiuto era anche il suo avvocato Enrico Picchiarelli, che lo assiste nel ricorso presentato al giudice del lavoro, Alessandro Pascolini.
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