Viterbo 19 luglio 2005 ore 0,10 Senza Filtro - Va in scena domani sera, martedì 19 luglio alle 21,15, al teatro romano di Ferento La bohème, musica di Giacomo Puccini; maestro direttore e concertatore: Claudio Micheli, regia di Franco Vacchi. Lopera viene rappresentata nel contesto del cartellone della stagione lirica del Comune di Viterbo.
Da oltre cent'anni La bohème attrae il pubblico dei teatri di tutto il mondo. Il fascino indefinibile delle sue melodie non è il solo elemento che assicura il successo, continuamente rinnovato, dell'opera: il tema portato sulle scene da Puccini è di quelli che sanno parlare alle epoche e alle generazioni più diverse.
La storia dei bohémiens che affrontano fame e freddo con il sorriso sulle labbra è una rappresentazione metaforica della giovinezza, ma la sua gioia spensierata è stata distrutta dal rigore della vita; le illusioni, i sogni e le speranze della gioventù che entrano in collisione con la dura realtà della vita, sono un tema universale in cui ci ritroviamo facilmente.
Personaggi e situazioni quotidiane dell'opera: l'amore di Rodolfo non è la grande passione dei coraggiosi tenori romantici, la morte di Mimì non è la tragica conclusione di una vita eroica. I personaggi della Bohème ci risultano famigliari poiché la loro felicità, riferita a semplici cose, è fragile ed effimera. Scene di vita spensierata e di tragedia, alternandosi in uno schema perfetto e proporzionato, creano un'opera che è ben lontana dal dramma romantico e dalla commedia razionale: le effusioni operistiche e gli elementi tragici sono bilanciati da situazioni più leggere, che si distanziano dal mieloso sentimentalismo e dal pathos estremo.
soffitta.
LA TRAMA
È la vigilia di Natale. Dalla finestra di una soffitta Rodolfo guarda i tetti di Parigi coperti di neve, mentre Marcello lavora a un quadro. Intirizzito, Rodolfo impreca contro il caminetto spento ("Nei cieli bigi"); Marcello propone di ravvivarlo sacrificando una sedia, ma Rodolfo preferisce bruciare il manoscritto del dramma a cui sta lavorando. Giunge Colline, che si riscalda anchegli alleffimero fuoco; poco dopo entra Schaunard, recando viveri, legna, sigari e vino, avuti in compenso da un ricco lord inglese. I quattro amici decidono di festeggiare al Quartiere Latino.
Bussano alla porta: è Benoît, il padrone di casa, venuto a riscuotere laffitto. I quattro lo accolgono cordialmente, lo fanno bere e lo lusingano, finché, fingendosi scandalizzati dalle sue avventure amorose, lo cacciano dalla soffitta.
Marcello, Schaunard e Colline si avviano, mentre Rodolfo, che deve terminare un articolo, indugia ancora nella stanza. Bussano timidamente alla porta: è Mimì, la vicina, cui si è spento il lume. Vedendola in affanno per lo sforzo delle scale, Rodolfo la fa sedere e le fa bere un po di vino, mentre contempla il suo pallore. Ripresasi, Mimì sta per lasciare la stanza,quando si accorge daver perduto la chiave di casa. Rodolfo laiuta a cercarla, ma quando la trova la nasconde, per non doversi subito congedare dalla ragazza.
Le prende la mano ("Che gelida manina") e le racconta,in breve, la sua storia:è un poeta e vive, povero, alla giornata.Mimì gli risponde raccontandogli della sua vita ("Mi chiamano Mimì") e confidandogli i suoi sogni. Rodolfo labbraccia ("O soave fanciulla") e si avvia con lei, offrendole il braccio, al Quartiere Latino.
Facendosi strada a un crocicchio gremito di folla e di venditori,i quattro amici si dirigono verso lingresso del Caffè Momus. Rodolfo regala a Mimì una cuffietta rosa,poi presenta la ragazza agli amici. Marcello vede da lontano Musetta,con cui ha litigato ma della quale è tuttora innamorato. Accompagnata dal vecchio consigliere di Stato Alcindoro, che le fa da cavalier servente, Musetta scorge Marcello, che finge di ignorarla; fa allora la civetta, cantando un provocante motivo di valzer ("Quando men vo").
Si fa poi gioco di Alcindoro, fingendo male a un piede e mandandolo a comprarle un paio di scarpe. Marcello, riconquistato, si avvicina a Musetta e la prende tra le sue braccia. Il vecchio consigliere, al ritorno, non trova più nessuno e resta, solo, con il conto da pagare. Trascorso qualche tempo. In una fredda mattina dinverno, allalba, i doganieri aprono la cancellata della barriera dEnfer, facendo entrare gli spazzini,i carrettieri e le contadine. Dallinterno di un cabaret giungono grida e risate. Alla barriera giunge anche Mimì, tormentata da accessi di tosse, e chiede di Marcello.
Questi esce dal cabaret e va incontro, sorpreso, alla ragazza, che le confida la decisione di separarsi da Rodolfo, la cui gelosia le rende la vita impossibile. Mimì si nasconde, vedendo uscire dal cabaret Rodolfo.
Questi confida allamico la vera ragione della separazione: non può offrire a Mimì, minata dalla tisi, lassistenza di cui ha bisogno. Mimì, che ha sentito tutto, rivela la sua presenza e Rodolfo labbraccia teneramente. Marcello, sentendo le risa sfacciate di Musetta, rientra precipitoso nel cabaret. Mimì dà laddio a Rodolfo ("Donde lieta uscì"), lasciandogli per ricordo la sua cuffietta rosa.
Ma i due non hanno la forza di separarsi e decidono di restare insieme fino ad aprile, alstagione dei fiori. Musetta e Marcello, intanto, litigano furiosamente.passate alcune settimane Rodolfo e Marcello tentano, senza riuscirci, di concentrarsi sulla loro arte; in realtà non fanno altro che pensare a Mimì e a Musetta, entrambe lontane, tentando di dissimulare il rimpianto ("O Mimì, tu più non torni"). Giungono Schaunard e Colline, con magre provviste; i quattro amici fingono allegramente di banchettare con il poco che hanno.
La scena è interrotta dallentrata improvvisa di Musetta, che ha condotto con sé Mimì,ormai morente.Rodolfo adagia Mimì sul letto e le prende le mani per riscaldarle. Musetta, intanto, manda Marcello a vendere i suoi orecchini, perché possa comprare un cordiale e chiamare un dottore, e si avvia per cercare un manicotto. Colline rinuncia al suo vecchio pastrano ("Vecchia zimarra") ed esce con Schaunard per andare a impegnarlo. Mimì resta sola con Rodolfo ("Sono andati? Fingevo di dormire"), al quale rivolge la sua straziante dichiarazione damore. I due ricordano i momenti lieti del primo incontro, quando Mimì si era accorta della chiave nascosta da Rodolfo ed era stata al gioco. Gli amici fanno ritorno. Mimì si assopisce e muore dolcemente, lasciando Rodolfo nella massima disperazione.
Nella messa in scena di Ferento questi gli interpreti: Annarita Esposito (Mimì), Giorgio Casciarri (Rodolfo), Carlo Morini (Marcello), Valeria Ferri (Musetta), Valerio Garzo (Schaunard, Giancarlo Tosi (Colline), Antonio Pannunsio (Benoit e Alcindoro). Orchestra e coro Or.Fi.La di Livorno