Viterbo 19 luglio 2005 ore 11,10 Senza Filtro -
Egregio direttore,
nel consultare il suo quotidiano on-line abbiamo letto, con stupore, la lettera da lei pubblicata a firma del segretario Generale CGIL- Viterbo signor Martinelli in merito a nostre presunte dichiarazioni in merito alla viabilità di Via Marconi.
Ripetiamo la parola "stupore" perché ciò che il signor Martinelli ci attribuisce non è mai stato detto né tanto meno minacciato da alcun associato di As.Co.Vit., probabilmente egli si è basato su quanto apparso sulle colonne de "Il Messaggero" di sabato 16 il cui giornalista, pur non avendo partecipato alla nostra assemblea della sera prima, ne ha fatto un resoconto non veritiero basato su qualche chiacchiera dei soliti "ben informati" mettendo in rilievo il titolo " I commercianti - O riapre Via Marconi o licenziamo i nostri dipendenti".
Mai detto questo, innanzitutto perché As.Co.Vit. non è sorta per la questione di Via Marconi, peraltro portata avanti dai commercianti di quella via giustamente preoccupati, ma è sorta per un programma molto più ampio sia come contenuti, che vanno dalla volontà di confrontarsi e collaborare con l'Amministrazione per il reale rilancio del Centro Storico e di tutte le componenti ad esso collegate, dalla viabilità ai parcheggi, dai mezzi pubblici alle isole pedonali. Sia come " tipologia" dei nostri associati, di qualsiasi fede politica, dal "grande" e famoso negozio del centro fino alla "piccola" botteguccia di un vicolo secondario, ma tutti di pari dignità e, per noi, pari importanza , dando voce a chi finora non ha mai trovato il coraggio di farsi sentire, e potendo ormai contare su una base di aderenti senza precedenti nella storia delle associazioni di commercianti indipendenti.
E per questo che ripetiamo ancora la parola "stupore" perché nel leggere la lettera del signor Martinelli abbiamo trovato praticamente una quasi totale
identità di vedute per quella che egli definisce come la necessità di una vera politica di programmazione del tessuto urbano, per arrivare sì alla chiusura del Centro Storico, ma dopo averne ridefinito i confini in modo realistico (via Garibaldi o via Cairoli o via Matteotti ecc. non hanno nulla per essere considerate centro storico ) e soprattutto aver messo in essere tutte quelle infrastrutture, principalmente i parcheggi, che migliorino l'insieme del Centro Storico anziché decretarne la morte definitiva.
Noi non vogliamo prevaricare nessuno, chi deve amministrare la città lo faccia, ricordando pero' che i Commercianti non vogliono essere e non sono l'ultima ruota del carro. Siamo stufi di esporre le nostre difficoltà e sentirci rispondere dall'Amministrazione che "se non siete capaci di fare i commercianti è meglio che chiudete" oppure sentire i consigli di quel Consigliere piuttosto che di quell'Assessore che si ritengono depositari della cura di tutti i mali e invece non sanno nemmeno cos'è il commercio.
Per ulteriore tranquillità del signor Martinelli e dei suoi iscritti, il modulo che sarà fatto circolare tra i commercianti servirà solo ( per il momento) per censire le unità lavorative all'interno delle attività commerciali, artigianali e professionali all'interno del Centro Storico, quindi molto più di 100 unità, fatto salvo, al contempo, il diritto di ognuno di noi di operare per il meglio della propria attività, quindi anche apportarne i dolorosi tagli ai costi, ivi compresi quelli relativi al personale.
Diversi tra di noi in questi giorni hanno difficoltà a corrispondere la 14° mensilità ai propri dipendenti e non si può far finta che con un calo medio dei fatturati del 20-30% sia solo un problema nostro.
Egregio direttore, invitiamo il signor Martinelli ed ai suoi iscritti a capire che i commercianti non sono quel mostro di cupidigia ed avidità che molti vogliono far credere. Siamo solo gente preoccupata per la propria azienda da cui trae sostentamento per sé e la propria famiglia, e spesso anche per la famiglia dei propri dipendenti tra i quali da oggi nutriamo la speranza di trovare un valido aiuto per superare questa crisi, e tornare a essere i padroni delle nostre aziende senza più subire passivamente le decisioni che altri prendono sulle nostre teste.
Ascovit