Viterbo 9 giugno 2005 - ore 0,10 - Senza Filtro-Le società di gestione dei servizi pubblici locali non vanno bene.
Non si capirebbe altrimenti il sostanziale commissariamento delle stesse proposto dalla giunta ed affidato oltretutto alla assoluta discrezionalità del sindaco, delegato a nominare esperti esterni senza specificare di che, perché, senza specificare criteri, curricula, competenze. Niente.
Non vanno bene e non si vuole ammettere. Lo si nega al Consiglio Comunale, si sottraggono i Presidenti e gli Organi di gestione CDA e Collegi Sindacali dal renderne conto.
Era stato promesso di tutto e di più: utili immediati e consistenti, miglioramento ed ampliamento dei servizi, sviluppo imprenditoriale, qualità e trasparenza nel rapporto con gli utenti ed i lavoratori , azionariato popolare, competitività sul mercato dei servizi pubblici locali.
La realtà è di utili zero e di trasferimenti forzati dal bilancio comunale alle casse della società , servizi peggiorati, disagio da parte dei lavoratori che ricorrono al Giudice (Francigena), entrano in stato di agitazione (CEV), una gestione clientelare delle assunzioni, delle consulenze, delle collaborazioni, degli appalti, nessun ampliamento dei servizi ( che fine ha fatto il marketing dellenergia elettrica la distribuzione del gas per non parlare della raccolta differenziata che a Viterbo è collocata ad un misero 6% ? ) , il ritiro dei privati presenti ( il comune che riacquista le quote ed aumenta la partecipazione azionaria al CEV ), nessuna capacità di collocarsi sul mercato sia privato che pubblico dei servizi locali, la famosa Holding di controllo e partecipazione aperta dimenticata nel cassetto, carte dei servizi fantasma, Comitati di controllo - pure previsti dai contratti di servizio - mai attivati e potremmo continuare ad elencare i capitoli di una esperienza che non ha centrato uno degli obiettivi proclamati.
Non avevamo e non abbiamo pregiudizi verso le forme di gestione dei servizi pubblici previste dalle più innovative norme delle autonomie locali. Le nostre perplessità, i suggerimenti, i dissensi che abbiamo espresso allatto della costituzione riguardavano le modalità affrettate ed approssimative con cui si proceduto, le forzature sui cosiddetti piani industriali e sulla articolazioni societarie ed operative a cui non sono mai state date risposte convincenti, linadeguatezza degli strumenti e del personale politico messo in campo per garantire efficacia, efficienza ed economicità.
I nodi vengono al pettine, ed invece di affrontarli per quello che sono si nomina allitaliana lennesima commissione, aggravando di ulteriori costi nemmeno ben definiti i bilanci sofferenti di queste società.
Confermiamo le nostre preoccupazioni per le ricadute immediate di disservizio che intanto si scaricano quotidianamente sulla cittadinanza, e per le conseguenze future sui regimi tributari e tariffari e/o sul bilancio comunale.
Avevamo impostato con senso di responsabilità e concretezza, avvertendo il crescere di queste problematiche come Presidenti di minoranza delle commissioni consiliari una istruttoria di approfondimento ed individuazione delle questioni, tentando di coinvolgere i diretti responsabili delle società. Un modo per recuperare anche quel ruolo di indirizzo e controllo allorgano consiliare, che la legge gli assegna e che invece una pratica di separatezza sostanziale gli ha sottratto.
Iniziativa boicottata prima ed interrotta poi bruscamente. Come dire è meglio non approfondire, vietato disturbare il conducente.
Siamo disponibili a cambiare idea , se e quando si aprirà un confronto vero su tali questioni, se e quando si accetterà di entrare nel merito delle ragioni concrete sui dati reali. Un confronto che chiami in causa non solo i gruppi consiliari e le forze politiche, ma che riteniamo debba coinvolgere opportunamente le forze sociali, le associazioni dei consumatori e degli utenti, i cittadini nelle maniera più ampia. Questo abbiamo cominciato a fare e continueremo a fare. Non siamo per il tanto peggio, tanto meglio: una logica miope e penalizzante di essere minoranza ed opposizione che non ci appartiene. Ma nemmeno disponibili a pratiche consociative, che annullano le distinzioni dei ruoli politici ed amministrativi che il corpo elettorale ha assegnato.
Su questa questione la Giunta Gabbianelli ha mostrato di essere alla corda: non è una semplice coincidenza lassenza in alcuni casi ostentata di ben 9 consiglieri di maggioranza, più di un terzo. E il risultato del combinato disposto di una logica amministrativa chiusa ed inaccessibile, poco o nulla convincente nella stessa maggioranza e di tensioni più profonde nella Casa della Libertà, dove si sommano protagonismi politici e culture amministrative difficili a convivere.
Prendo atto che Fabbrini dichiara di volere lalternanza anche al Comune di Viterbo. Constato che la presenza ed i voti della Margherita hanno l'altro ieri reso valicabile alla Giunta di centrodestra un passaggio altrimenti insormontabile, su una questione non facilmente derubricabile ad ordinaria amministrazione. Minimizzare la valenza politica implicita penso non serva a nessuno.
Viterbo è il capoluogo di provincia, un peso politico oggettivamente ingombrante nel quadro dei rapporti politici a livello provinciale. Un chiarimento sul merito specifico della questione e sulle prospettive politiche più generali, insieme agli gruppi e forze di centrosinistra, non mi pare superfluo.
SANDRO MANCINELLI
Segretario Unione Comunale DS.