1. Ancora una volta l'Italia piange quattro suoi uomini caduti in Irak. Come in ogni autentica famiglia, i momenti di dolore raccorciano possibili distanze, attenuano le voci, fanno stringere più fortemente gli uni agli altri.
Su tutto prevale e tutto avvolge il sentimento - per nulla effimero - della riflessione e dell'affetto. Si è richiamati, come sempre di fronte al mistero della morte, a ciò che più conta nel gioco a volte tragico della vita.
Il Tenente Colonnello Giuseppe Lima, il Capitano Marco Briganti, il Maresciallo Capo Massimiliano Biondini e il Maresciallo Ordinario Marco Cirillo, mentre svolgevano con la consueta perizia e la nota generosità il loro lavoro, sono ritornati all'improvviso alla Casa del Padre. Questa come attesta la nostra fede - è la dimora della luce e della vita senza tramonto. La loro giovane età, le loro responsabilità di vita, fanno dire: "troppo presto"! Ma il tempo - ben lo sappiamo - non ha tempi determinati, e la fragilità dell'umano esistere è, in un modo o nell' altro, esperienza universale.
2. Pensiamo a loro e guardiamo ai loro familiari: i genitori e i fratelli, le spose e i figli, gli amici e i colleghi. Sappiate, carissimi, che l'Italia intera vi è accanto e vi resterà con discrezione, stima, efficacia. Lasciatevi illuminare e sostenere dalla fede: fatelo per voi, per i vostri figli. E fatelo anche per loro: essi vi chiedono questo.
Pensiamo a loro e li crediamo nel seno di Dio: "Dopo che questa mia carne sarà distrutta... vedrò Dio. lo lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero". Sono le parole del libro di Giobbe. La vicenda di Giobbe rispecchia l'esperienza dell'umanità: egli è colpito dalla sventura e si interroga sorpreso e sdegnato. Ritiene, infatti, che il suo essere uomo giusto lo debba mettere al riparo dalle avversità della vita. Ma così non è. Deve ancora intendere che il male che lo affligge non è punizione e castigo, ma legge dell' esistenza esposta alla fragilità e alla morte. Giobbe si lascia condurre dalla sofferenza, si fa discepolo docile di quella scuola dura ed esigente a cui tutti dobbiamo accedere per essere ammaestrati sull'essenziale della vita.
Comprende che il cammino terreno è per tutti un miscuglio di gioie e dolori, di soddisfazioni e travagli. Comprende che la sapienza di Dio non coincide con quella degli uomini, che i suoi disegni non sempre sono comprensibili, ma sono comunque di amore, e che Dio resta Provvidenza: "Forse dobbiamo amare quello che non possiamo capire", scriveva A. Camus.
Comprende che la vita presente non è tutto, ma è una parte, non è definitiva, ma è preludio di un' altra, quella eterna che non conosce ombre, sofferenza, e che la morte è il passaggio, la porta che si apre misteriosamente sulla luce: "i miei occhi contempleranno Dio non da straniero". Sì, carissimi, quanta forza e quanta fiducia esprimono le parole di Giobbe, l'uomo della sofferenza! Al cospetto di Dio nessuno è straniero, nessuno deve sentirsi estraneo: Egli conosce ognuno per nome, ci chiama con voce di arcana tenerezza, ci attende per quell'abbraccio d'amore che Cristo, chiama vita eterna, comunione senza fine, famiglia di Dio dove ogni vincolo e affetto umano si ritrova e si compie.
3. Nei nostri quattro soldati vi era questa fede, e ora vedono ciò che hanno creduto, Colui al quale hanno affidato nella preghiera la loro esistenza. In loro emerge quell'indole tipica del nostro popolo che brilla in modo particolare in ognuno dei nostri militari, veri uomini di servizio e di pace. L'ammirevole senso del dovere, la fedeltà e l'umiltà con cui lo compiono, la discrezione e il silenzio fino a schermirsi, il profondo rispetto di ogni persona, il sentimento semplice e radicato di Cristo e del Vangelo, la filiale devozione alla Madonna, l'attaccamento alla propria terra, agli affetti familiari, alla Patria, l'innata ma coltivata generosità del cuore... sono alcuni tratti che delineano il volto umano e cristiano della nostra gente, e che spiegano la stima e l'apprezzamento che i nostri militari riscuotono ovunque: ovunque non s'incontri la nebbia di storcente dell' ideologia.
Non richiamano forse, questi tratti, il Vangelo delle Beatitudini? Sì, nei volti dei nostri caduti scopriamo la luminosità del Vangelo: e sentiamo innanzi tutto per loro echeggiare le parole di Gesù: "beati i poveri nell'anima; beati i miti; beati i pacificatori, beati gli affamati di giustizia... beati!".
A loro va dunque il nostro pensiero e il nostro cuore: il pensiero e il cuore del Paese e della Comunità Cristiana, della Diocesi dell'Ordinariato Militare. Per loro si eleva la nostra corale preghiera, ma anche la promessa di non dimenticare queste giovani vite e di esserne degni sempre.
+ Angelo Bagnasco Arcivescovo Ordinario Militare per l'Italia