Viterbo 2 giugno 2005 - ore 0,10 - I sentimenti e i pensieri che affollano lanimo dinanzi alla tragedia dei quattro militari dellAviazione dellEsercito caduti nel deserto iracheno sono tanti, profondi e complessi. Li piangiamo, con partecipazione accorata, tutti e quattro: Giuseppe Lima, Marco Briganti, Marco Cirillo e Massimiliano Biondini.
Ma, in particolare, tocca la carne e il sangue di questa Città, di questa Chiesa e del territorio, la morte di due Viterbesi: il maresciallo capo Massimiliano Biondini di Castel Cellesi e del maresciallo ordinario Marco Cirillo di Bagnaia.
Innanzitutto traduciamo in preghiera quello che portiamo nel cuore. La morte, soprattutto la sua dimensione tragica, ci sconcerta. Cerchiamo luce e coraggio nellorizzonte di Dio che si apre alleternità e, in Cristo, si fa certezza di resurrezione.
Per i caduti invochiamo la pienezza della vita che è luce senza ombre. Per i familiari imploriamo il coraggio nel dolore e la forza della speranza che non muore.
Soprattutto ai familiari più stretti, ai carissimi genitori, ai fratelli e sorelle dei nostri due Viterbesi, vorremmo non solo dire ma far sentire tutta la vicinanza dellaffetto, la solidarietà nel dolore, la condivisione intensa dellamarezza che certamente fa sanguinare il cuore.
Il ricordo delle alte ispirazioni e la generosità che ha dato senso al loro impegno saranno motivo di consolazione e sicuro sostegno in un passaggio così doloroso.
Carissimi, sentitevi accolti dallabbraccio affettuoso di ciascuno di noi, Chiesa e territorio viterbese, e di tutta la comunità nazionale.
Con voi e con tutti coloro che soffrono questa tragedia, sentiamo viva questa spina che ci tormenta la mente e il cuore: la guerra, che sempre miete vittime e, senza arrestarsi, continua a far scorrere lacrime amare da occhi infantili o da pupille stanche di familiari e amici.
Ogni vittima è un grido accorato per una pace che occorre con coraggio realizzare.
Lorenzo Chiarinelli
vescovo di Viterbo