Viterbo 22 giugno 2005 - ore 0,11 - Caro Direttore,
dopo aver letto con attenzione la sua relazione sul "restauro" delle antiche, ora non più, mura viterbesi, sono rimasto del tutto sconcertato, sia per la dovizia dei particolari da lei riportati, sia e soprattutto per la devastazione apportata a quelle che dovrebbero essere il vanto dei nostri concittadini.
Sopravvissute per lunghi secoli alle intemperie, alle
guerre, agli agenti atmosferici e a vari eventi socio politici, le mura medievali si sono "dissolte" grazie all'opera di alcuni "scienziati" del restauro e della tutela dei beni culturali.
Spiace non poco che tale denuncia rischia di passare in secondo piano, per i battibecchi gratuiti originato dal Festivalbar, ma e questo sarà l'impegno del nostro circolo non sarà sottaciuto il grave danno ricevuto da tutta Viterbo con questa opera degna di Disneyland.
Se per secoli, millenni, la storia della Città è stata rappresentata e testimoniata da questo fondamentale scheletro che l'ha protetta e circondata da ogni tipo di minaccia, non è possibile accettare che alcuni "professoroni" e responsabili della soprintendenza arrivino a Viterbo a creare delle simili nefandezze e poi cerchino, maldestramente, di raccontarci delle favole, che dovrebbero convincerci della bontà dell'opera.
E' non solo una vergogna, sentimento che dovrebbe accomunare in questo caso tutti i concittadini viterbesi, ma una danno gravissimo che merita un approfondimento dell'operato dei suddetti scienziati.
Pertanto, caro direttore, nel concordare con la puntuale e critica denuncia spero voglia unirsi al coro di chi come noi pretende, che Comune di Viterbo, Provincia e Regione Lazio si adoperino sin da subito per denunciare una tale vergogna e chiedere il risarcimento del danno ovvero la restituzione alla Città delle storiche pietre così come si trovavano prima del crollo del 1997. E non abbandonarle in uno scantinato qualsiasi. Non meritano questa fine.
Nel ringraziarla, le rinnovo l'apprezzamento per quanto sopra.
Andrea Rocchi
Coordinatore Comunale
di Alleanza Nazionale
Viterbo
Caro Andrea Rocchi,
le confesso che quando ho visto da vicino il lavoro fatto sul tratto di mura crollato nel '97 sono rimasto stupefatto. E debbo dirle indignato. Avevo visto già le mura passando, ma fermandosi l'impressione è esattamente quella che dice lei: sembra di stare a Disneyland. Le mura sembrano di plastica.
Ed ha ancora ragione quando dice che le mura, quel tratto di mura non è più viterbese.
Vede se fosse intervenuto il peggiore dei nostri artigiani, magari facendo un lavoro non perfetto (ma il bello delle mura non era proprio la loro irregolarità), comunque le mura sarebbero rimaste nostre. Perché nell'occhio del nostro artigiano ci sarebbe stata tutta la bellezza e la storia delle nostre mura. Non perché studiata sui libri, ma perché assimilata fin da bambino. Diceva Goethe che "se l'occhio non fosse solare non vedrebbe il sole". E così certi professori hanno lo sguardo diseducato alla bellezza. Qualcuno gli ha spiegato una regoletta e loro la applicano come fosse uno dei comandamenti di Mosè.
E di mezzo chi ci va? I nostri figli, i nostri nipoti che non vedranno più le più belle mura medioevali del mondo, come ci ha spiegato Gabbianelli.
Voglio pensare che anche il sindaco si sia reso conto dello scempio. E voglio pensare che anche lui vuole che le mura siano veramente restaurate e non disintegrate. Sono convinto che anche Gabbianelli si sia reso conto della "pecionata", come si dice dalle nostre parti.
Sono anche convinto che l'assessore regionale Brachetti non avrebbe mai permesso una cosa simile nella sua Tuscania.
Non posso che condividere, quindi, la sua richiesta. Questo giornale è ovviamente a completa disposizione per qualsiasi iniziativa, sua o di altri. Intanto invitiamo il sindaco, l'assessore regionale Brachetti, il capogruppo dei Ds Parroncini, il consigliere regionale Rodolfo Gigli, il presidente della Provincia Mazzoli, i deputati Fioroni e Meroi, il senatore Bonatesta, insomma tutti i livelli istituzionali di tutti i partiti a fare un salto a porta Fiorita per vedere lo scempio.
Con questo intervento si è voluto umiliare la storia della nostra città. Non è un fatto secondario. Il tutto con una regoletta che qualche volta può anche funzionare, ma che non ha un grande dignità metodologica. Non ha grandi fondamenta filosofiche ed estetiche.
Le mura e le fontane sono l'essenza della nostra città. Sessanta metri della città sono purtroppo andate perduti per sempre. E non con il crollo, ma con la realizzazione posticcia.
Cordialmente
Carlo Galeotti