Viterbo 26 gennaio 2005 - ore 0,40 -
In tutto il mondo il 27 gennaio è la giornata della memoria. Ce ne vorrebbero dieci, cento, mille, per scongiurare quellorrore, lOlocausto.
Il 27 gennaio del 1945 Primo Levi ed altri detenuti, videro apparire dei cosacchi a cavallo davanti al campo di sterminio di Auschwitz, i militari dellArmata Rossa nella loro avanzata che si sarebbe arrestata solo l8 maggio a Berlino con la presa del Reichstag, si trovarono increduli rispetto agli scenari terribili che si trovarono di fronte in quel campo, ne abbatterono i cancelli sui quali troneggiava la scritta il lavoro vi farà liberi e misero fine allorrore che laggiù veniva perpetrato.
Altri campi sarebbero stati trovati nellEuropa centrale, Dachau, Buchenwald, Bergen Belsen, Mathausen, Gusen, Sachsenhaus, altri luoghi di terribile sofferenza vennero alla luce ai quali si aggiunse nel nostro paese, a Trieste, la Risiera di San Saba. La loro scoperta avrebbe reso manifesto lorrore più grande della storia, lOlocausto, il tentativo di distruggere e di eliminare sistematicamente un intero popolo per ragioni razziali.
Quel 27 di gennaio è divenuto la giornata della memoria, per non dimenticare, per conservare al futuro dellItalia e dellEuropa il ricordo di un tragico e buio periodo della storia del nostro paese e del nostro continente. Perché non accada mai più. Per ricordare quei sei milioni di esseri umani, uomini e donne, vecchi e bambini, portati alla morte dalla più grande e micidiale macchina di sterminio attivata dalluomo, messa in moto dal nazismo contro persone che avevano la sola colpa di essere ebrei.
Non possiamo dimenticarli, ne dimenticare i numerosi italiani perseguitati insieme con loro per essersi esposti nel nascondere gli ebrei o nel cercare di proteggerli pagando spesso prezzi altissimi, così come coloro che hanno rischiato personalmente molto per la loro azione generosa e solidale.
Lesercizio della memoria è per noi un dovere morale. Va ricordato il passato soprattutto perché non possa più ripetersi quellabominio, perché non si ricreino le condizioni che ne hanno favorito la realizzazione. Dimenticare quanto accaduto sarebbe folle ed irresponsabile. Non possiamo dimenticare come ed in che modo è nato il nazismo, come ha potuto crescere e fare quanto ha fatto, così come non si può dimenticare chi lo ha supportato e gli è stato alleato, chi lo ha sostenuto. Non possiamo dimenticare coloro che invece, attraverso sacrifici enormi, hanno unito i loro sforzi per poterlo dapprima contrastare e successivamente sconfiggerlo. Solo la memoria e la comprensione di quell'immane tragedia possono costituire la base per un avvenire di pace per tutti i popoli del mondo.
Contro il mostro del nazismo, nei diversi paesi da lui occupati si è sviluppata in Italia come in Europa quel grande fatto che è stata la Resistenza, caratterizzata da tante prese di coscienza, da tanti fatti anche diversi tra loro, da tanti comportamenti individuali e collettivi spesso diversi tra loro. Non vi è stata una unica Resistenza con una unica ispirazione ed una unica strategia. Vi sono state tante Resistenze che sono confluite in unico grande processo storico e che hanno avuto come tratto unificante la rivolta di uomini e di donne animati da valori forti, protesi alla riconquista della libertà, della democrazia, di una serena e solidale convivenza civile, della fine di ogni violenza delluomo sulluomo, della riconquista della sua dignità, di una più alta giustizia sociale da fare vivere nelle nostre società, della riconquista della pace
Il prezzo pagato dai lavoratori fu assai pesante. Se furono più di 40.000 gli italiani che finirono deportati nei campi di concentramento nazisti, tra loro oltre 12.000 furono i lavoratori arrestati e deportati dopo quei fatti e quelle mobilitazioni. Tra indicibili sofferenze morirono quasi tutti, dai campi di sterminio ne sono tornati pochissimi.
E dunque il lavoro che ha cambiato i termini del confronto in atto con lintervento delle grandi lotte sulla scena di una Italia impegnata nel conflitto.
Venga dalla giornata di oggi un appello ed una volontà politica che abbiano la possibilità di invertire il corso di tali terribili storie. In nome di coloro che hanno sofferto quelle vicende orribili che oggi stiamo ricordando, dalle forze che hanno contrastato e sconfitto il nazismo nel nome della libertà, della partecipazione democratica e della tolleranza, delle libera convivenza tra i popoli, venga un rinnovato impegno a riproporre quei riferimenti, quelle idealità, quegli obiettivi e quei valori che permisero loro di superare tante sofferenze. Per proporre alle future generazioni la speranza di un mondo più giusto, per costruire qui ed ora un mondo di pace.
Il segretario generale CGIL VT
Giovambattista Martinelli