Viterbo 20 gennaio 2005 - ore 19,30 - Senza Filtro - "Meno male che cè don Pierino Gelmini. Fino a quando esisteranno persone come lui, coloro che sono entrati nel tunnel della droga avranno speranze di uscirvi. Sarebbe bello se questa sua ottantesima primavera si festeggiasse anche con la veloce approvazione da parte del Parlamento del ddl Fini antidroga e antispaccio". Lo afferma il senatore Michele Bonatesta, della direzione nazionale di AN.
"Un aspetto fondamentale della lotta alla droga -osserva Bonatesta- è rappresentato dai programmi di riabilitazione e dalla loro efficacia. In questo campo l'Italia è un Paese fortunato perché ha sviluppato, nel corso degli ultimi venticinque anni, un patrimonio di esperienze e di competenze che non ha paragoni in Europa e nel mondo. L'insegnamento che ci arriva è che la tossicodipendenza non si vince con farmaci o sostanze sostitutive che non fanno altro che rendere cronico il disagio e l'emarginazione, ma con programmi a medio e lungo termine, ispirati alle metodologie più varie e diversificate, ma orientati tutti a un percorso di crescita graduale e complessiva della persona, lontano dalle droghe legali e illegali.
Una politica che valorizzi queste risorse -sottolinea l'esponente di AN- non è mai stata fatta in modo determinato e coordinato. Anzi, ci si è spesso avvitati in fumose, ideologiche e inutili discussioni come se ci trovassimo ogni volta ad affrontare un problema nuovo. Con il ddl Fini, invece, proprio questo si vuole fare, riposizionando la meta da raggiungere: non l'accettazione del "fatto" della tossicodipendenza, non la cronicizzazione di tale condizione, non la droga di Stato "pulita" e col "certificato di garanzia", non l'obiettivo rinunciatario e complice della riduzione del danno, ma quello volitivo e morale -conclude Bonatesta- della sua eliminazione".