Salviamo i platani secolari di Barbarano Romano

di Roberto Corzani

(Verdi Il sole che ride)

Viterbo 30 marzo 2004 -
A Barbarano Romano il problema vitale per l'amministrazione è il taglio dei platani del viale principale del paese.

Un paese di mille abitanti, sede del Parco Regionale Marturanum dal 1984, (di cui il sindaco è il Presidente e dove il centro storico è parte integrante del parco) sede della scuola cinematografica di Marco Bellocchio, sede del Museo civico archeologico, sede del museo naturalistico del parco, una delle più belle necropoli rupestri della tuscia, di livello internazionale, un bellissimo centro storico medievale ben mantenuto ecc, ecc.

Questo preambolo serve ad evidenziare le caratteristiche di un paese che della salvaguardia dell’ambiente e della valorizzazione delle emergenze storico – culturali dovrebbe essere il perno centrale dell’attività amministrativa e valore fondamentale per la comunità tutta.

Invece purtroppo non è cosi, infatti l'Amministrazione Comunale a colpi di maggioranza ha indetto UN REFERENDUM POPOLARE PER IL TAGLIO DEI PLATANI SECOLARI posti lungo il viale principale del paese, e la sostituzione con piante di leccio e altri tipi.

I platani in questione sono stati piantati nel 1901, e costituiscono un preciso riferimento a eventi di memorie rilevanti dal punto di vista storico e culturale, importante punto di ritrovo e di riferimento per tutte le generazioni che hanno vissuto e vivono nel paese.

I bambini delle scuole elementari che nel corso del novecento e tutt’oggi, rappresentavano le stagioni con le foglie dei platani,la primavera con la vegetazione delle piante, l'autunno con la caduta delle foglie ecc;

I bambini hanno colorato moltissime volte le foglie dei platani o le hanno disegnate sui loro quaderni, quanti ricordi durante le stagioni estive, dove abbiamo passato sotto le fronde dei platani bellissimi ricordi di gioventù;

sotto le sue chiome la popolazione ha tessuto un percorso sociale e di comunicazione che è alla base della civile e democratica convivenza dei popoli e della crescita armonica delle piccole comunità rurali che sono modello di sviluppo europeo.

Detto ciò, credo che il punto fondamentale della questione è che lo strumento referendario massimo elemento di democrazia diretta, posto dalla nostra costituzione, non sia appropriato e giusto per questo caso specifico e vengo alla spiegazione:

L'amministrazione Comunale è stata democraticamente eletta dai cittadini e perciò in casi del genere deve utilizzare e applicare rigorosamente la normativa in materia che nel caso in questione è la Legge Regionale n. 39 del 29 ottobre 2002 che al Capo II Tutela gli Alberi Monumentali, in particolare all’art. 31 comma 4 recita “ L’abbattimento degli alberi monumentali può avvenire per esigenze di pubblica incolumità, per motivi fitosanitari. L’abbattimento è autorizzato dal comune solamente dopo aver accertato l’impossibilità di adottare soluzioni alternative ed avuto il parere della Soprintendenza ai beni monumentali ed ambientali e quello dell’organo consultivo di cui all’articolo 8, anche nel caso in cui l’intervento sia previsto dai piani di cui agli articoli 13 e 14 “

Chiedo quindi all’amministrazione se ci sono esigenze di pubblica incolumità?

Se esistono motivi fitosanitari?

Se il comune ha accertato l’impossibilità di adottare soluzioni alternative tramite uno studio effettuato da un ente preposto che ha svolto un lavoro di studio e che potrebbe essere l'Università della Tuscia nella facoltà di botanica ,di analizzare e verificare lo stato di salute delle piante, e una volta fatto lo studio e verificate le opportune situazioni, stabilire se qualche pianta malata è da abbattere o meno o con una opportuna potatura è sufficiente a salvaguardare le piante esistenti e comunque formulare un lavoro di studio dettagliato e tecnicamente valido.

Questo è stato fatto dall’amministrazione comunale? Oppure la decisione è stata presa da qualche persona fuori dal bar e poi portata in consiglio e votata solo per ragioni personali e non per il bene della collettività!!

In questo caso invece si vuole incaricare la popolazione di un onere che non gli compete e che potrebbe penalizzare le generazioni future, infatti e come che si facesse un referendum per tagliare un bosco!!

Oppure l'amministrazione decide di fare un referendum per abbattere la torre dell'orologio e allargare l'entrata del paese!!!

Siamo veramente al paradosso, il sottoscritto insieme a tutti i cittadini di Barbarano Romano, e altre persone di buon senso che lo vorranno e che hanno un senso alto di democrazia e del rispetto delle regole, faremo in modo di evitare tale scempio e cercheremo di evitare questo assurdo referendum, che non serve a nessuno, ma è solo il frutto dell'ignoranza, della prepotenza e della superbia e che va contro ogni principio del riconoscimento dei valori storico –ambientali e socio- culturali di una comunità che è patrimonio di tutti.

Pertanto come libero cittadino chiedo a questa Amministrazione di evitare questo assurdo referendum e affidare l'incarico all'Università della Tuscia per uno studio approfondito sullo stato di salute delle piante e per una valutazione globale della situazione e dopo lo studio effettuare una scelta seria e tecnicamente sostenibile, possibilmente condivisa dalla gente di Barbarano, senza creare un ulteriore frattura nella popolazione, che è purtroppo già martoriata da anni di divisioni e lotte fratricide.



Roberto Corzani

Coordinatore provinciale “ VERDI Sole che Ride”



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30 - marzo 2004 - www.tusciaweb.it