Non è pacifico impedire a qualcuno di manifestare

di Paolo Moricoli

Viterbo 23 marzo 2004 -
Premettendo che non sono un profondo estimatore dell’onorevole Fassino e che, fossi stato io un deputato, avrei tranquillamente votato contro il rifinanziamento della missione di guerra italiana in Iraq, preoccupandomi poi di spiegare agli elettori che, a causa di un tecnicismo parlamentare che la maggioranza non ha voluto districare, questo ha significato anche votare contro la prosecuzione delle missioni di pace a Timor Est, Etiopia ecc., vorrei fare qualche riflessione sulla manifestazione per la pace di sabato scorso.

Sono francamente stanco delle vergognose e faziose farneticazioni di coloro che vogliono far passare noi pacifisti per fiancheggiatori del terrorismo: non capisco come – ad esempio – le associazioni (per lo più cattoliche) che compongono la “Tavola della Pace”, a livello nazionale, non abbiano ancora querelato per calunnia questi oscuri, ma potenti, personaggi.

Sono stanco di non riuscire a portare scout a queste manifestazioni perché sono politicizzate e strumentalizzate dai partiti, quando l’AGESCI è nettamente schierata per la pace: questo è quello che viene fatto passare in televisione, che riduce una grande manifestazione per la pace e contro ogni forma di guerra e di violenza (ovviamente anche, e soprattutto, il terrorismo), ad un ambiguo corteo organizzato dalla sinistra.

In ogni caso, bisogna prendere atto che c’è chi è per la pace e chi no o, quanto meno, non è disposto a scendere in piazza per essa.

Sono stanco di genitori che non mandano i figli manifestare perché hanno paura degli incidenti e della violenza, quanto meno verbale, che una sparuta minoranza – regolarmente – mette in atto: guarda caso, se lo 0,1% dei manifestanti insulta qualcuno, prende il sopravvento – a livello mediatico – su quel 99,9% che ha sfilato pacificamente.

A questo punto – posto che non sono loro i veri avversari del popolo della pace, bensì coloro di cui parlavo prima – c’è da riflettere sull’effettivo pacifismo di questi ragazzi vestiti di nero, che avranno pure tutte le ragioni del mondo per comportarsi come si comportano, ma che devono capire che non è pacifico impedire a qualcuno di manifestare per qualcosa in cui crede.

Da cattolico, sarei stato felice (avrei fatto festa come per il figliol prodigo) se qualcuno che, a livello parlamentare, aveva votato addirittura favore della guerra in Iraq, si fosse ravveduto e avesse marciato al mio fianco con una bandiera arcobaleno in mano: questo mi sembra un atteggiamento davvero pacifico (non voglio utilizzare il termine “pacifista” che, per qualcuno, sta diventando quasi… un’offesa!)!

Posta la verità di quanto sopra, e giacché c’è qualcuno che “gioca” abilmente con i mass media, questi ragazzi devono riuscire a capire che un comportamento come il loro delegittima il popolo della pace – di cui tutti facciamo parte – e fornisce argomenti strumentali a coloro che, ipocritamente, affermano di essere per la pace ma fanno la guerra; non vorremo essere anche noi come loro e farci accusare di manifestare per la pace con metodi da guerriglia!

E, quando si tratta di cose così importanti, bisogna avere il coraggio della responsabilità e non farsi giustificare con un “sono giovani”: ho sempre considerato la gioventù come una cosa buona e non come una malattia da cui, prima o poi, si guarisce!

Sperando di non avere offeso nessuno e di non provocare un vespaio di polemiche,

Paolo Moricoli
Componente del Forum Permanente contro la Guerra e per la Pace
e Responsabile AGESCI della Zona di Viterbo


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