Senza filtro - Secondo Bonatesta e Allegrini di An

Civita Castellana, sventato il ridimensionamento dell'ospedale

Viterbo 21 - luglio - 2004 -
“Nessun allarme infondato, né secondi fini, come qualcuno, mestando nel torbido, vuole far credere. L’intervento promosso dal presidente della Federazione provinciale di Alleanza Nazionale, sen. Michele Bonatesta, a tutela dell’ospedale di Civita Castellana era basato su riscontri oggettivi e su notizie certe. La nostra è stata un’azione circostanziata e preventiva, che, malgrado ora si voglia far passare per allarmistica, molto probabilmente ha scongiurato la chiusura, o quanto meno il ridimensionamento del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’Andosilla”.

Il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, on. Laura Allegrini, torna a parlare del sopralluogo svolto la scorsa settimana all’ospedale di Civita Castellana, insieme al sen. Bonatesta e al sindaco della cittadina, Massimo Giampieri, dopo che si erano diffuse alcune notizie che indicavano come prossima la chiusura del reparto. La parlamentare di An, rispondendo a coloro che tentano di accreditare la tesi dell’insussistenza del pericolo denunciato, o addirittura quella della lotta politica intestina, svela alcuni retroscena della vicenda.

“Vorrei mettere in evidenza che non ci siamo inventati nulla. L’azione che abbiamo compiuto è semplicemente l’applicazione pratica dei principi di An a tutela della salute e dei bisogni primari dei cittadini. Le nostre riflessioni, tra l’altro, sono state il frutto di un approfondito colloquio con la Direzione sanitaria – spiega l’on. Allegrini – del resto se non fossero esistiti i rischi da noi denunciati non si spiegherebbe come sia stato possibile che un reparto che ha fatto registrare un incremento dei parti di circa il 40% e che viene scelto anche da donne provenienti da altre realtà dove esistono dei nosocomi sia stato progressivamente spogliato dei pediatri presenti, salvo poi utilizzare specialisti esterni con reperibilità al costo di mille euro giornalieri ciascuno, mentre è stato permesso all’unico pediatra vincitore di concorso di trasferirsi dopo appena due mesi dall’insediamento, malgrado la legge stabilisca l’obbligo di permanenza di almeno 6 mesi. Quanto meno non mi sembra un grande esempio di razionalizzazione della spesa e dei servizi”.

Secondo l’esponente di An la vicenda di Civita Castellana deve far riflettere anche sul metodo di gestione dei servizi primari forniti ai cittadini.
“Come ha più volte sottolineato il sen. Bonatesta, occorre valorizzare risorse e professionalità locali, laddove esistano, invertendo la tendenza che vede i posti dirigenziali assegnati a medici romani, il cui unico scopo potrebbe diventare quello di acquisire visibilità e meriti personali, da spendere per successivi scatti di carriera fuori del Viterbese, a danno della qualità generale delle prestazioni offerte agli utenti” ha concluso l’on. Allegrini.

“E proprio per restare in tema – sottolinea il sen. Bonatesta – non sarebbe male se il dottor Cisbani fornisse a tutti un aggiornamento circa l’iter del concorso per primario Chirurgo a Belcolle, che qualche maldicente vorrebbe già indirizzato secondo una ben precisa scelta politica, più che professionale, a danno (ancora una volta) delle professionalità locali, che questa volta sicuramente esistono. Se la “maldicenza” dovesse trovare conferma nei prossimi giorni – conclude il sen. Bonatesta – è evidente che Alleanza Nazionale non potrebbe sottrarsi alla necessità di una verifica circa gli indirizzi e le scelte di politica sanitaria portate avanti dalla Asl di Viterbo. E questo non sia di meraviglia per nessuno, trattandosi di rimanere coerenti con quanto sempre sostenuto, quindi pure ai tempi di Ripa di Meana, a dimostrazione che non abbiamo né padroni, né padrini, quando si tratta di difendere gli interessi del territorio”.

21 - luglio 2004 - www.tusciaweb.it